A55 anni dallo Statuto dei Lavoratori, il diritto al lavoro per le persone con disabilità è ancora largamente disatteso.
I numeri parlano chiaro: solo il 18,3% è occupato, contro il 63% della popolazione generale. Un divario del 44,7% che racconta una realtà di esclusione strutturale, ben lontana dalla narrazione di un'Italia inclusiva". Lo afferma il Vincenzo Falabella presidente della Fish (Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie) che torna a chiedere un Piano nazionale per l'occupazione delle persone con disabilità: incentivi mirati, fondi per l'accessibilità, riforma dei servizi per l'impiego, orientamento e formazione di qualità perchè "il costo dell'esclusione, oltre 15 miliardi di euro l'anno, è insostenibile. Ma il prezzo umano, fatto di vite negate, è incalcolabile".
"Il quadro è ancora più allarmante - aggiunge - se si guarda ai giovani con disabilità. Il 66,7% è fuori sia dal mondo del lavoro che della formazione. Per le donne il tasso di occupazione è fermo al 17,8%. Al Mezzogiorno la percentuale precipita al 14%. Ma anche chi lavora, spesso lo fa in condizioni penalizzanti. Il 40,5% è impiegato in mansioni non qualificate, il 34% è costretto a un part-time involontario, e solo il 12% accede a ruoli specializzati. Un sistema che, quando non esclude, ghettizza".






