Riparte la caccia agli editori “fascisti”. Ma questa volta, per fortuna, il giochino sembra non funzionare. A finire nel mirino della sinistra è la casa editrice Passaggio al bosco, che quest’anno parteciperà a “Più libri più liberi”, la fiera della piccola e media editoria diretta da Chiara Valerio. Ed è qui che i progressisti hanno iniziato ad agitarsi. «Mi appello agli organizzatori e ai patrocinatori», ha attaccato il dem Emanuele Fiano, «è proprio necessario ospitare editori di autori di chiara fede neofascista o neonazista?». E poi sono arrivati pure Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura di Roma Capitale («Presenza inopportuna») e il solito Christian Raimo («Possiamo partire almeno da togliere i fascisti, i razzisti e i nazisti dalle fiere librarie?»).

Ecco, sembra un po’ di rivedere un film già visto. Ricordate? Nel 2019, dopo una polemica analoga, venne cacciata dal Salone del libro di Torino la casa editrice Altaforte, colpevole di essere un po’ fascista (secondo i compagni) e soprattutto di aver pubblicato un libro-intervista di Matteo Salvini, all’epoca vicepremier e ministro dell’Interno. Ora però, come anticipato, il finale dovrebbe essere diverso.

Perché l’Aie, l’Associazione italiana editori, che organizza la kermesse in programma a Roma dal 4 all’8 dicembre, ha detto subito di voler difendere «la libertà di pensiero, di espressione e in particolare di edizione in tutte le sue forme». Tradotto: lo stand di Passaggio al bosco ci sarà, e in effetti sarebbe strano censurare qualcuno a una fiera intitolata “Più libri più liberi”...