ANicea, anzi Iznik, il nome moderno della località turca, Papa Leone, il Patriarca Bartolomeo e gli altri rappresentanti delle Chiese cristiane hanno celebrato i 1700 anni del primo Concilio nel quale si affermò che Gesù era Dio, della stessa 'sostanza' del Padre.
Nell'area archeologica hanno pregato insieme su una piattaforma dalla quale si poteva ammirare anche l'omonimo lago.
"Luce da luce, Dio vero da Dio vero...": è qui che è stato scritto il Credo che ancora oggi, dopo diciassette secoli, si recita a messa tutte le domeniche.
Ma Nicea è anche avvolta da leggende.
Ne ha parlato Voltaire nel suo 'Dizionario' e anche Dan Brown ne 'Il Codice da Vinci", uno dei libri più venduti al mondo, 80 milioni di copie e oltre quaranta traduzioni. In entrambi i casi si tratta di aneddoti che non hanno alcun riscontro nella storia. Il filosofo francese raccontò che per distinguere i libri sacri veri da quelli falsi furono posti sull'altare e, come per magia, quelli falsi caddero a terra. Nel Codice da Vinci, invece - si legge in "Nicea 325" di padre Andrea Cavallini, edizioni San Paolo - il protagonista scopre che la storia del cristianesimo è falsa perché solo con Nicea Gesù cominciò ad essere considerato il Figlio di Dio. Un progetto, questo, dell'imperatore Costantino, per trasformare il cristianesimo - è la tesi della penna di Dan Brown - in una religione autoritaria e patriarcale.












