Caro Aldo,

a Istanbul, l’ex Costantinopoli, avrebbe potuto esserci un incontro tra Putin e Zelensky. Nel 2025 cadono i 1.700 anni del Concilio di Nicea (325 d.C.), presieduto dall’imperatore Costantino. Dunque, torna di attualità questa figura determinante nella vita della Chiesa. Perché se a Gesù è attribuita la frase «amatevi come fratelli», a due personaggi successivi va il merito della fondazione e poi dell’espansione del cristianesimo: Paolo di Tarso, «apostolo delle genti»; Costantino, battezzato sul letto di morte. Fondamentali, dopo, saranno i Padri e i Dottori della Chiesa, tra cui Agostino d’Ippona. Ho letto che papa Leone XIV parteciperà alle celebrazioni di Nicea, è importante dunque sentire il suo parere.

Stefano Masino

Caro Stefano,

Istanbul è da sempre un luogo fatale della storia, da quando si chiamava Bisanzio o Costantinopoli. Costantino, com’è noto, ebbe due intuizioni: spostare il baricentro dell’impero a Oriente, dove avrebbe resistito oltre undici secoli; e abbracciare quella strana religione, il cristianesimo, che i predecessori non erano riusciti a sradicare. Ma essendo il cristianesimo una religione complessa, avvertì la necessità di fare chiarezza. Per questo millesettecento anni fa convocò il Concilio di Nicea, che doveva risolvere una grave questione. Gesù Cristo, figlio di Dio, aveva la stessa natura, la stessa «sostanza» del padre? Il vescovo Ario sosteneva che fosse impossibile: se è il figlio, deve venire dopo il padre, e quindi non può essere uguale a lui; inoltre, «ci fu un tempo in cui Gesù non c’era». Ma la maggioranza degli altri vescovi si schierò contro di lui. Si racconta che san Nicola di Bari lo prese addirittura a schiaffi. Costantino era un estimatore di Ario, ma dovette prendere atto che ormai era isolato, e quindi lo abbandonò, anche se verso la fine della sua vita fu poi riabilitato. Che ora il Papa torni a Nicea è molto significativo, ed è un passo verso la riconciliazione tra la Chiesa ortodossa e quella cattolica. Quanto a Bisanzio, la nipote dell’ultimo imperatore, Zoe, sposò il primo vero zar, Ivan il Grande; e un monaco invasato proclamò che Mosca era la terza Roma, dopo quella vera e propria e dopo Costantinopoli. Per questo i russi si sentono investiti di una missione divina: proteggere la cristianità.