Caro direttore, l'esito delle elezioni regionali in Veneto dovrebbe anche confermare un principio, che dovrebbe essere scontato ma a quanto pare per molti non lo è: vincere le elezioni politiche (nazionali) o quelle europee non conferisce affatto il "diritto" di vincere anche le regionali, e nemmeno di darle per vinte ancora prima che si svolgano, come qualcuno qui sosteneva più o meno esplicitamente nei mesi scorsi.

Alberto Bellio

Paese (TV)

Caro lettore, è uno strano copione che si ripete. Chiuse le urne, archiviato il risultato, positivo o negativo che sia, si comincia ad almanaccare sulla prossima scadenza elettorale proiettando i risultati del voto appena concluso su quello successivo. Come se i flussi elettorali e il voto fossero immutabili. Come se i candidati non facessero la differenza. Come se gli elettori, peraltro sempre più pochi, fossero dei numeri e non dei soggetti pensanti decisi a far valere la loro opinione e non solo a rispondere alla chiamate alle armi dei partiti. Eppure, soprattutto questi ultimi vent'anni, dovrebbero averci insegnato quanto la politica sia imprevedibile e instabile. E quanto le stagioni dei leader possano rivelarsi brevi.

Non diversamente da quando accade in altre realtà, anche i cicli della politica sono cambiati. I cambiamenti sono più rapidi e tumultuosi di un tempo. Ma paradossalmente sembra che i primi a non rendersene conto siano proprio i politici e i commentatori politici.