«L'accordo di scambio con Meloni sui candidati Veneto-Lombardia non stava in piedi due mesi fa, figuriamoci adesso».

A parlare è un leghista lombardo, ma l'opinione piuttosto diffusa. Infatti, all'indomani del voto regionale in Veneto - con la Lega che nel suo feudo doppia Fratelli d'Italia, nonostante i pronostici della vigilia - il Carroccio si sente rianimato da nuova linfa: non solo perché è riuscita a capitalizzare un 36,28%, che i maligni dicono essere per quasi l'11% merito di Luca Zaia, ma perché può finalmente rivendicare un peso all'interno della coalizione, almeno per i territori del Nord.

E così, dalle parti della Lega Lombarda non sono più tanto sicuri, e per la verità non lo erano neanche prima, che l'accordo di scambio con FdI per l'espressione del candidato presidente della regione Veneto-Lombardia debba rimanere in piedi.

Il dato veneto, infatti, rappresenta una doppia vittoria: da un lato, la Lega capitalizza il suo radicamento storico; dall’altro, mette a segno un’affermazione netta all’interno del centrodestra, dimostrando che, almeno in Veneto, è ancora il partito dominante. Discorso che potrebbe pure valere per la Lombardia che dovrebbe andare al voto nel 2028, quando il secondo mandato di Attilio Fontana terminerà.