Le regionali di novembre parlano chiaro: quando l’affluenza crolla, vincono i militanti e le macchine organizzative. Le tornate in Campania, Veneto e Puglia hanno confermato una regola che appare ormai valida in tutta Italia: se ai seggi va meno di un elettore su due, la coalizione uscente porta a casa percentuali bulgare. In Campania infatti Roberto Fico è stato eletto con il 58,3% circa dei voti validi quando l’affluenza è stata al 44,06%. Tradotto: ha votato meno di un campano su due, ma tra chi si è presentato Fico ne ha presi quasi tre su cinque. La sua coalizione ha funzionato in modo compatto; il centrodestra guidato da Edmondo Cirielli si è fermato al 36,7%. In Veneto, Alberto Stefani (centrodestra) ha toccato il 62,9% circa, con un’affluenza del 44,6%: anche qui, poco meno di un veneto su due ha votato e tra questi la continuità ha avuto la meglio. In Puglia, Antonio Decaro ha trionfato con il 65,5% circa, mentre l’affluenza si è fermata al 41,83%.