Ridurre rapidamente le emissioni, rispettando gli Accordi di Parigi, ma senza rallentare e danneggiare l’economia, è possibile. Lo sostiene uno studio italiano, coordinato dall’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che, insieme all’Università di Utrecht in Olanda, ha elaborato il giusto mix per raggiungere l’obiettivo: la decarbonizzazione.
Il dossier, pubblicato su Nature Sustainability, ha messo sotto la lente diversi scenari di policy per identificare il percorso più efficace e sostenibile, in cui la transizione ecologica può (e deve) diventare un motore di crescita, innovazione e occupazione. Nella ricerca è stato utilizzato il modello climatico-economico ad agenti eterogenei DSK per simulare l’evoluzione di tecnologie, dinamiche macrofinanziarie, sistemi energetici e clima nel periodo compreso tra il 2022 e il 2160.
A Cop30 l’Italia assente nello scontro sulla decarbonizzazione
di Luca Fraioli
L’approccio metodologico ha valutato nel dettaglio l’impatto di diversi pacchetti di politiche sulla produzione, l’occupazione, la stabilità economica, l’innovazione e le traiettorie di riscaldamento globale: in sintesi, tutto ciò che ha un peso nel processo di decarbonizzazione. Oggi, la sfida della politica climatica globale punta a un processo rapido rispetto al lungo periodo temporale in cui l’inquinamento ha manifestato i suoi effetti negativi. Questo perché c’è la necessità di arginare il cambiamento climatico e limitare ulteriori danni ambientali che, per forza di cose, avranno un impatto sociale ed economico.







