«Ho camminato su tacchi altissimi, i più grandi stilisti mi hanno tagliato addosso abiti preziosi, mi hanno vestita di trasparenze e scintillii. Procedevo senza incertezze, guardando dritto davanti, sembrava impossibile raggiungermi, distrarmi. Parevo forte, infrangibile. Ma io so quanto sono stata fragile, e che bastava niente a mandarmi in pezzi — e infatti, a un certo punto, i pezzi non sono più riuscita a tenerli insieme. Così fanno gli artisti, così facciamo tutti. Ci diamo un’ultima occhiata nello specchio, e poi mandiamo in giro la nostra versione più riuscita». Il riassunto di una vita complessa: quello di Ornella Vanoni, artista in direzione ostinata e contraria, che si racconta nel libro Vincente o perdente, in edicola domani con Repubblica al costo di 12,90 euro, più il prezzo del quotidiano.

Un libro, firmato dalla stessa cantante e dal cantautore Pacifico — che ha raccolto e selezionato i dialoghi avuti con lui, suo partner artistico e amico intimo — che somiglia più a un diario sentimentale che a una biografia. Una confessione senza veli, il dietro le quinte di una vita di passioni e fragilità nascoste, relazioni proibite e incontri folgoranti. Di illuminazioni improvvise. Quando si innamorò di Strehler era giovane e timida: imparò tanto ma soffrì nel profondo. «Strehler, grande e venerato maestro, la sera della prima di ogni spettacolo se ne stava chiuso nel bagno del teatro, terrorizzato. “Mi odiano, mi detestano, è un disastro di proporzioni colossali”. E io dietro la porta che cercavo di convincerlo a uscire», racconta Vanoni svelando l’insicurezza di un gigante. Che la frenava dicendole che aveva, sì, il talento ma non il carattere per salire sul palco.