Nel 1959, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, porta in scena proprio quelle canzoni della mala, eseguite in dialetto milanese e romanesco, e brani tratti da "L'opera da tre soldi" di Bertold Brecht. La svolta arriva negli anni Sessanta, quando inizia a collaborare con i grandi cantautori italiani, su tutti Gino Paoli, con cui condivide una storia d'amore intensa e creativa. Nasce così "Senza fine", il suo primo grande successo anche internazionale, a cui seguiranno "Che cosa c'è", "La musica è finita", "Casa bianca", "Mi sono innamorata di te", "Eternità", "Una ragione di più", "Un'ora sola ti vorrei", "Tristezza". Accanto alla musica, il teatro continua a chiamarla: interpreta "Rugantino" di Garinei e Giovannini, che la porta fino a Broadway. E intanto la discografia si arricchisce. Negli anni Settanta arrivano i brani più iconici e duraturi: "L'appuntamento", "Domani è un altro giorno", "E così per non morire", "Sto male", "Dettagli". Nel 1976 fonda la sua etichetta, Vanilla, e pubblica "La voglia di sognare", per poi firmare un'opera fondamentale: "La voglia, la pazzia, l'incoscienza, l'allegria", insieme a Vinícius de Moraes e Toquinho. È la consacrazione del suo amore per la musica brasiliana, un'influenza che resterà nella sua cifra stilistica.