Prima ti affascina poi ti strega. Addio Ornella Vanoni. Una delle voci storiche della musica italiana è morta. Aveva 90 anni. Interprete tra gli anni sessanta e fino ai giorni nostri di una quantità infinita conosciuta canticchiata di brani come L’appuntamento, Senza Fine, Che cosa c’è, La musica è finita, Domani è un altro giorno, Musica, musica, Tristezza, La voglia e la pazzia, e di oltre una trentina di album, Vanoni ha lasciato un segno indelebile nella memoria melodica degli italiani. Voce suadente e inimitabile, una carriera imprevedibile, versatile, inesauribile che ha attraversato almeno quattro decenni sapendosi continuamente rilanciare, modificando persino ritmica e generi, rimanendo sempre in vetta alle classifiche di vendita.

Figlia dell’alta, severa, conservatrice borghesia milanese, studia in collegi svizzeri, poi cerca di diventare estetista (“volevo curare le ragazze dall’acne”), ma finisce ai provini del Piccolo Teatro di Milano allora diretto maestosamente da Giorgio Strehler. Solo che il “maestro” – siamo a metà anni cinquanta – si innamora di lei e non solo inizia con la Vanoni una storia d’amore alquanto scandalosa (lui era sposato), ma le cuce addosso qualcosa di memorabile che la lancerà nel mondo dello spettacolo e della canzone. Tra il 1958 e il ’59 assieme a Fiorenzo Carpi e Gino Negri, Strehler inventa le Canzoni della mala, un repertorio di brani scritti ex novo, anche se abilmente riferiti a ipotetici legami con la tradizione popolare, che trattavano di furfanti, perdigiorno, malfattori, sfruttati qualunque. Tra queste la celebre Ma mi.. che Vanoni porta al successo nazionale e che parla delle detenzione di Strehler a San Vittore durante la Repubblica di Salò. Ornella esordisce così come cantante tutta di nero vestita, cupa, con un rossetto vistoso. Tempo qualche mese e il talento di questa ragazza alta, elegante, dai lineamenti del viso marcati, viene amplificato in tutto il suo splendore grazie all’incontro tre le stanze della casa discografica Ricordi con Gino Paoli. Altro amore, forse ancor più tormentato e sottotraccia duraturo, con il cantautore piccolo e secco di Genova, anche se Vanoni nel 1960 si sposa con l’impresario Lucio Ardenzi, da cui si separerà presto e con il quale avrà un figlio (l’unico suo).