PADOVA - Due anni fa l’Università di Padova era stata la prima in Italia a proibire ai docenti di tenere lezioni per gli atenei telematici privati. E alcuni mesi dopo il Tar del Veneto aveva reputato legittimo il veto, fortemente sostenuto dalla rettrice Daniela Mapelli e poi oggetto di interesse anche da parte di altri colleghi. Ma con una sentenza depositata ieri, il Consiglio di Stato ha ribaltato quell’orientamento, annullando la delibera approvata all’unanimità dal Senato accademico e dal Consiglio di amministrazione, in quanto «esclude che sia in atto una pericolosa dinamica concorrenziale da arginare attraverso un divieto automatico e generalizzato».
Il ricorso di Universitas Mercatorum, con l’intervento in giudizio anche di Pegaso e San Raffaele Roma, chiedeva di cancellare il provvedimento con cui il Bo aveva precluso «in via automatica e generalizzata» ai professori di svolgere insegnamenti anche gratuiti nelle realtà telematiche, ritenendoli «attività concorrenziale». Su quella base, dal 2023 i docenti possono chiedere alla rettrice Mapelli di essere autorizzati a svolgere incarichi professionali altrove, anche negli atenei privati, mentre sanno di non poter presentare la richiesta per le strutture accademiche basate sull’e-learning.






