Mentre il governo assicura che non ci sono ritardi strutturali, nelle scuole pugliesi il blocco della Carta del docente sta producendo effetti a catena anche sull'organizzazione delle attività didattiche.

A Brindisi, un gruppo di insegnanti aveva programmato un percorso di formazione collegiale sull'educazione emotiva. “Avevamo trovato un formatore eccellente, disponibile per tre incontri a novembre – racconta Annalisa Greco, coordinatrice del progetto – Ognuno di noi avrebbe contribuito con 150 euro della carta. Ora o paghiamo di tasca nostra o saltiamo l'anno”.

Non è soltanto questione di aggiornamento professionale. C'è chi usa il bonus per alleggerire il carico economico delle famiglie. “Compro dizionari da prestare agli studenti che non possono permetterseli – spiega Anna Caputo, docente di lingue a Foggia – Quest'anno le classi prime hanno dovuto aspettare. Alcuni genitori alla fine li hanno comprati, altri no. E si crea disparità”.

Il paradosso è che l'allargamento della platea ai supplenti, motivazione ufficiale del ritardo, viene accolto con favore da tutti. “Giusto che anche i precari abbiano diritto al bonus – commentano alcuni – Ma non si poteva procedere in parallelo? Prima erogare ai docenti di ruolo come sempre, poi integrare con i supplenti quando le nomine sono complete?”. Se lo chiedono in molti. Gennaio, quando sarà individuato il parterre complessivo dei docenti supplenti, sembra ancora lontano.