VENEZIA - Un buon risultato ma che non sposta gli equilibri. Questo, in sintesi, l'impatto di Fratelli d'Italia a Venezia: un 16 per cento, circa dodicimila voti, non è sufficiente per diventare l'ago della bilancia, soprattutto se paragonato ai numeri del Partito democratico che in città ha sfiorato la soglia del 30 per cento. In vista delle amministrative a maggio, quindi, il centrodestra ora ha una proiezione su cui lavorare. Il primo dato è che FdI non ha, al momento, il consenso che credeva di avere e che quindi difficilmente gli alleati accetteranno di sostenere un candidato targato Fratelli d'Italia che non convinca al cento per cento. Il nome per eccellenza, qui, è sempre stato quello di Raffaele Speranzon, pur con molti dubbi: il senatore è indubbiamente una figura più mestrina che veneziana e con coordinate politiche più a destra che al centro. Una condizione che, per molti, rischierebbe di compromettere il voto dei moderati. Il fatto che il partito non abbia spopolato in città, sembrerebbe spostare il vento in altre direzioni.

E qui, ovviamente, spunta il nome di Luca Zaia. L'ormai ex presidente della Regione ha chiuso la tornata elettorale con l'ennesimo plebiscito e non ha ancora sciolto le sue riserve sul suo futuro. Chi gli è vicino conferma che ci starebbe pensando, che l'idea della sfida di provare a diventare sindaco a Venezia inizierebbe a stuzzicarlo. A questo punto dipende solo da lui: numeri alla mano, se decidesse di candidarsi nessuno potrebbe rifiutargli questa possibilità. Resta il fatto che Zaia ha a disposizione un ventaglio di possibilità decisamente ampio: in Regione come a Roma per lui si aprono autostrade, anche molto prestigiose.