MOGLIANO (TREVISO) - Non solo la pesante accusa di violenza sessuale nei confronti delle due colf asiatiche che lavoravano in casa sua. I guai per Giancarlo Miotto continuano: il petroliere moglianese è infatti finito davanti al giudice anche per l'accusa di evasione. Tutto risale alla primavera del 2021, quando l'imprenditore si trovava agli arresti domiciliari proprio per la vicenda legata alle molestie denunciate dalla sue collaboratrici domestiche.
Al volante della sua auto, incurante del provvedimento disposto dal giudice, era andato a prendere il figlio a scuola (almeno è quanto ha sostenuto davanti agli inquirenti, ndr). In quel frangente, però, come quasi ogni giorno una pattuglia dei carabinieri era passata nella sua abitazione per controllare che rispettasse la misura di custodia cautelare. In casa, però, non c'era nessuno. È dunque scattata la denuncia a piede libero per evasione che poteva anche costargli il ritorno dietro le sbarre se il magistrato avesse voluto tenere una mano pesante. A suo favore ha giocato l'età, difficilmente compatibile con una nuova misura detentiva.
A trascinarlo in tribunale per l'accusa di violenza sessuale erano state due ex governanti, una 36enne di origine filippina e una 41enne dello Sri Lanka. Entrambe, che nel corso delle indagini hanno ricevuto a titolo di risarcimento una somma complessiva di 75mila euro, sostenevano di essere state palpeggiate e costrette a rapporti sessuali nelle stanze della villa sul Terraglio dove Miotto vive con la moglie.






