Una scrittrice si è messa a nudo. Letteralmente. E qui racconta come questa esperienza l’abbia aiutata a riappropriarsi del proprio corpo, che aveva tenuto nascosto per tutta la vita

di Valentina Farinaccio

3 minuti di lettura

“Che bel viso”. Poi, seguiva un silenzio esatto, così esatto che sapevo contarci dentro quelle sette lettere: peccato. Il mio corpo è sempre stato grasso. A volte meno grasso, a volte più grasso. Peccato. Abbastanza grasso, comunque, da farmi cercare, ogni giorno, una porticina di sicurezza che mi permettesse di scappare da lì. Da lui. Dal mio corpo, che non ho mai percepito attaccato alla testa. Peccato. Dal collo in giù, io non mi sono mai sentita a casa. Ho cercato di cambiarlo, diminuirlo, mortificarlo, odiandolo fino a progettare di mollarlo chissà dove, involucro vizzo. Intanto, ho compiuto venti, venticinque, trenta, trentacinque, quaranta, quarantacinque anni e digiunando, e scoppiando di cibo, poi digiunando ancora, e ancora scoppiando, mi sono accorta che no, non sarei mai diventata l’altra. Quella che avevo in mente. Quella che si accettava tutta. Peccato.

Ho adoperato la vita nel tentativo di coprirlo bene, questo corpo. Nasconderlo alla meglio, nasconderlo sempre. “Che bel viso”? Che si veda solo quello! È perciò scontato che il pomeriggio in cui mi è arrivato il messaggio – il mittente era sconosciuto – io non abbia risposto. Qualcuno mi proponeva di partecipare a un progetto artistico. Avrei dovuto posare nuda, che follia. “C’è una fotografa brava che ti sta cercando, si chiama Ivana Noto. Ti ha scritto su Instagram ma non le hai risposto, posso darle il tuo numero?”, un’amica mi aveva telefonato apposta. E alla fine, io e Ivana ci siamo sentite, ci siamo parlate. Stava fotografando, da mesi, decine e decine di donne. Sulla terrazza di casa sua. Nessun ritocco, nessun filtro, nude, con soltanto l’orpello di un drappo bianco a disposizione, trasparente, lieve, che ognuna poteva utilizzare come voleva. Da sole nello scatto, insieme nell’impresa di esistere. Ciascuna a suo modo, ciascuna nel suo corpo.