LATISANA (UDINE) - L'ultimo protagonista del gossip prima del gossip, Lorenzo Buffon, cognome che sa di pali e traverse, tuffi e trofei, Milan Inter Juve e Nazionale (una lontana parentela con Gigi: Lorenzo era cugino di secondo grado del nonno di Gigi, i Buffon tutti portieri anche se poi c'è chi "sdirazza" come il ragazzo Louis Thomas cui papà Gigi ha dato il nome Thomas del suo mito N'Kono e mamma Alena Seredova la sua cittadinanza ceka, per la quale adesso il ragazzo fa gol a raffica smentendo la genetica), se n'è appena andato, nel suo Friuli: aveva 96 anni. Nato a Majano e morto a Latisana.

Erano i tempi che cavalcavano i Cinquanta e i Sessanta: l'Italia andava in Vespa, come Audrey Hepburn e Gregory Peck nelle "Vacanze Romane" e Indro Montanelli scriveva con sulle ginocchia la Lettera 22 della Olivetti, mica come gli spingitori di fakenews e i leoni da tastiera. Delle cose di allora c'è rimasta fino a ieri l'altro solo la Regina Elisabetta. Il gossip non era ancora né letterario né giornalistico.

Quello che attraversò la vita di Lorenzo Buffon e dei due altri protagonisti della vicenda, Giorgio Ghezzi e Edy Campagnoli (che in realtà si chiamava Edda, come la figlia di Mussolini: del resto era nata nel 1934, come tante Rachele) sarebbe oggi considerato un ghiotto triangolo da smascherare e sviscerare, anche se in realtà non fu un triangolo ma in realtà una triangolazione sparpagliata nel tempo, che morto un amore se ne fa un altro, come i papi. Avevano anche, i tre ragazzi di fine anni Cinquanta, i loro soprannomi, che sapevano d'antico anche quelli: Buffon era "Tenaglia", Ghezzi "Kamikaze" e la bella Edy "La Valletta Muta". Facevano riferimento alle caratteristiche professionali di tutti e tre. I due portieri, di Milan e poi Inter Lorenzo, di Inter e poi Milan Giorgio, entrambi con intermezzo genoano fra le due maglie meneghine, erano il primo capace di prender sempre il pallone e "attenagliarlo" fra le sue "manone", come suol dirsi, per l'appunto ed il secondo faceva delle uscite volanti e pericolose, per sé e per gli astanti, come appunto quei piloti giapponesi che si buttavano con tutto l'aereo sulle navi nemiche urlando "banzai", che poi vuol dire "evviva", come nei film di guerra e nelle battaglie sul Pacifico.