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Portiere di Milan e Inter, si è spento a 95 anni. Talento e amori, un giorno portò il piccolo Gigi a un provino

Ci deve essere un seme prezioso nella fertile terra friulana che fa sbocciare atleti di qualunque arte sportiva, da Primo Carnera a Dino Zoff, da Enzo Bearzot a Irene Camber e Jonathan Milan. E poi Lorenzo Buffon da Majano, case, chiese, storia travolte e sconvolte dalle terribili scosse di terremoto, la sera del sei maggio del 76. Era bello, Lorenzo, forte di fisico e di solitario carattere, premessa giusta per quella che sarebbe stata la sua scelta nel football: portiere. L'epoca offriva le gesta e i gesti di Valerio Bacigalupo e di Cochi Sentimenti IV, andare tra i pali rappresentava una sfida poetica, cosi scrisse il triestino Saba nel suo magnifico testo: «Il portiere caduto alla difesa ultima vana, contro terra cela la faccia, a non veder l'amara luce...». Lorenzo firmò il cartellino con la Portogruarese, da quelle parti ronzavano gli uomini di campo delle grandi squadre del nord, Inter, Juventus, Milan. Ai rossoneri lo prese, su segnalazione di Larenti, Toni Busini che da quelle stesse terre veniva, l'anno 49 segnò l'inizio dell'avventura di Buffon tra i professionisti, il Milan era l'isola del tesoro per il frut furlàn che scoprì i giganti, Nordahl, Liedholm, Gren, i maghi svedesi; quando si fermò Bardelli toccò a lui.