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Ultimo aggiornamento: 8:12

Servono soldi, per combattere la piaga della violenza sulle donne, almeno per le spese legali. Ma non tutte possono permettersele senza finire sul lastrico, dunque sovente la denuncia resta nel cassetto e proseguono gli abusi maschili. Per questo i senatori M5s hanno depositato un disegno di legge che chiede allo Stato di farsi carico delle parcelle degli avvocati senza oneri per la donna che denuncia, anche nelle cause civili (come il divorzio) e senza limiti di reddito. Un contributo decisivo alla proposta è giunto dal magistrato Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano e fondatore dell’Osservatorio violenza sulle donne. Sarebbe “un grande passo avanti contro la violenza sulle donne”, dice il giudice a ilfattoquotidiano.it. “Certo comporterà risorse da parte dello Stato”, avvisa la toga, “a costo zero le leggi vanno bene ma fino a un certo punto”. Il ddl, depositato in Senato il 21 ottobre, quantifica l’esborso per le casse pubbliche: 500mila euro l’anno. La prima firmataria è Sabrina Licheri, con i colleghi a 5 stelle Cataldi, Nave, Damante, Naturale, Croatti e Sironi.

Oggi il patrocinio gratuito – quando lo Stato paga le spese legali al posto dei cittadini – è senza limiti di reddito solo per tre reati: maltrattamenti contro famigliari e conviventi, violenza sessuale, atti persecutori. In questi casi, lo Stato copre sempre la somma, anche al posto di persone ricche o benestanti. Ma quando una madre di famiglia, sposata con figli, denuncia il marito per violenze, si apre anche il fronte spinosissimo della cause civili: divorzio, affidamento dei minori, spese di mantenimento per i figli. Oggi una donna vittima di violenza sostiene da sola quel pesante fardello. Paga lo Stato solo se il suo reddito è sotto i 13.659,64 euro. Se i suoi guadagni sono sotto l’asticella, serve il via libera del Consiglio nazionale dell’Ordine degli avvocati: il patrocinio gratuito scatta solo dopo la verifica della “non manifesta infondatezza”.