La materia va analizzata in punta di diritto. Perché si annida in un gioco di rimandi a leggi e a correzioni del testo inizialmente licenziato il motivo per cui alcuni tra i big siano stati esclusi dall’assegnazione dei seggi alla Regione, nonostante abbiano raggranellato voti a magliaia. Ballando sulla soglia del 4 per cento che avrebbe consegnato, da testo di legge, lo scranno al palazzo di via Gentile.
Puglia, i consiglieri regionali eletti e gli sconfitti: il Pd primo partito, Vendola fuori
a cura della redazione Bari
Non è andata così, ad esempio, a Nichi Vendola, capolista di Avs, catalizzatore di quasi 10mila preferenze – 9.698, per la precisione – sui 54mila voti di Avs. Numeri che a una lettura superficiale sarebbero stati bastevoli a raggiungere la soglia di sbarramento del 4 per cento. E che invece consegnano una percentuale lievemente inferiore – del 3,86 – testo di legge alla mano: perché, qui il fulcro, i voti della lista devono essere rapportati non ai voti complessivi conseguiti da tutte le liste, bensì al totale dei voti conseguiti dai candidati presidente.
Chi sono gli esclusi eccellenti in Puglia: fuori Vendola, Amati, Stea e Patruno tra gli altri













