La vittoria in Puglia e Campania fa dire alla sinistra e ai suoi giornali che la sconfitta del centrodestra è cosa fatta. Elly Schlein ripete che la volontà della maggioranza di cambiare le regole del voto «parte dalla paura di perdere, perché hanno capito che con questa legge elettorale noi, avendo riunito questa coalizione progressista, vinceremmo le elezioni politiche». Le cose non stanno così e lo sa pure la segretaria del Pd.

La bilancia pende ancora dalla parte del centrodestra, una vittoria del “campo largo” oggi è assai improbabile, ma cresce il rischio di un voto senza veri vincitori, che produrrebbe un governicchio instabile o un “inciucio” tra partiti dei due schieramenti opposti. È il motivo per cui il centrodestra pensa a una legge che metta il vincitore in condizione di guidare un governo stabile. Un premio di maggioranza come quello previsto per il voto nelle regioni, dice il capogruppo di Fdi in Senato, Lucio Malan, «è una delle ipotesi allo studio».

L’analisi più accurata su cosa accadrebbe se si votasse con la legge in vigore l’ha pubblicata ieri l’Istituto Cattaneo di Bologna, diretto da Salvatore Vassallo. Col sistema attuale, 245 seggi della Camera sono assegnati tramite criterio proporzionale in collegi plurinominali (in ognuno si scelgono dai 3 agli 8 deputati). Altri 147 sono decisi in altrettanti collegi uninominali (vince uno solo, quello che prende più voti).