UDINE - Dal 1° dicembre aprono le prime Case della Comunità in Friuli Venezia Giulia: un passaggio atteso, strategico e destinato a ridisegnare la sanità territoriale. Le strutture di Udine, Cividale del Friuli e Gemona saranno le prime dell'Azienda sanitaria universitaria del Friuli centrale (Asufc) a diventare pienamente operative, anticipando un modello che nei prossimi mesi interesserà tutto il territorio regionale. L'obiettivo è chiaro: ridurre l'accesso improprio ai Pronto soccorso, intercettare tempestivamente i bisogni sanitari e offrire servizi più vicini, più coerenti e più integrati rispetto alle esigenze reali della popolazione.
È proprio l'apertura di queste prime sedi a segnare un cambio di passo nell'applicazione del Dm 77/2022, la norma che ridisegna l'assistenza sanitaria sul territorio italiano. «Si tratta di un passo altamente significativo ha spiegato ieri a Udine l'assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi . In queste strutture i cittadini avranno a disposizione un servizio più prossimo e più coerente con i propri bisogni, potendo contare sulla presenza fissa di un medico nell'arco delle 24 ore della giornata». Riccardi ha sottolineato come, a fronte di una crescente inappropriatezza della domanda di salute, queste strutture costituiscano un presidio essenziale: «La capacità di intercettare i flussi può essere garantita anche da queste strutture territoriali, fortemente volute dal Governo e dalle Regioni. È questa la strada giusta da seguire». Alla conferenza di presentazione erano presenti i sindaci dei Comuni coinvolti Alberto Felice De Toni (Udine), Roberto Revelant (Gemona), e per Cividale l'assessore alla Sanità Catia Brinis , insieme al direttore generale di Asufc Denis Caporale, al direttore sanitario David Turello e ai direttori dei distretti sanitari del Friuli Centrale, del Natisone e del Gemonese-Canal del Ferro-Valcanale.






