Padova, 24 nov. (askanews) – Sullo sfondo del dato shock dell’affluenza al voto in profondo calo al 44,6% (-16,5 punti rispetto al 2020) in una regione, il Veneto, storicamente incline a recarsi alle urne, si stabilizza secondo le attese invece la vittoria del centrodestra di Alberto Stefani con lo schiacciante 64,2%, contro il 29% del centrosinistra guidato da Giovanni Manildo, che pure ha raddoppiato i consensi della coalizione rispetto al 2020.

La contesa “gentile” tra i due candidati maggiori non avrà scaldato i cuori dell’elettorato, in una fredda e grigia giornata novembrina, ma ha confermato un dato largamente atteso.

La vera contesa si giocava e si gioca sullo spazio aritmetico dei rapporti di forza tra i partiti costituenti le rispettive coalizioni.

Nel campo dei vincitori, si è giocato un derby tra Fratelli d’Italia e la Lega, risultata nettamente prevalente. Ha doppiato con il 36% il 18,6% di Fratelli d’Italia. Decisivo il fattore Zaia, candidato capolista nel partito del Carroccio, che, forte del consenso accumulato nei suoi 15 anni di Presidenza della giunta regionale ha raccolto un ragguardevole risultato personale pari a tot preferenze. Un dato che peserà sulle dinamiche politiche non solo venete. Forza Italia, con il capolista Flavio Tosi ex sindaco di Verona, conferma il dato delle ultime consultazioni e naviga invece attorno al 6,4%. In coda le liste della Liga Veneta, “Noi moderati” e Unione di centro tutti poco sopra l’1%.