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24 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 19:50
Si acuisce ulteriormente lo scontro al Teatro la Fenice di Venezia, dove dal 22 settembre scorso la totalità dei dipendenti chiede il ritiro dell’incarico di direttrice musicale a Beatrice Venezi. Nelle stesse ore in cui la direzione aveva fatto circolare il dato di un aumento degli abbonati, volto a stemperare l’idea di una difficoltà del teatro (Venezi però entrerà in carica nel 2026, e proprio nel 2026 oltre 150 abbonati hanno minacciato di non rinnovare) arriva dalla rappresentanza sindacale unitaria la notizia che il consiglio d’indirizzo del Teatro/Fondazione, il 19 novembre – nella stessa riunione in cui aveva dato il sostegno a Venezi e al sovrintendente Nicola Colabianchi che l’ha nominata – ha votato all’unanimità di non erogare la rata invernale del cosiddetto “welfare aziendale”, un bonus di circa 1.300 euro (diviso in due rate) che da sette anni veniva dato ai lavoratori del Teatro, dati gli ottimi risultati ottenuti.
Ne dà notizia la rappresentanza sindacale unitaria del Teatro, definendo la scelta punitiva. Si tratta di un bonus istituito nel 2018, di circa 1.300 euro, trattato e confermato di anno in anno. “Uno strumento di gratificazione economica che le lavoratrici e i lavoratori di questo teatro si sono guadagnati con anni di impegno e con anni di bilanci in pareggio, unici in Italia” sottolineano le rappresentanze sindacali. Un modo anche per alzare compensi fissati da un contratto collettivo nazionale, che a Venezia centro, per forza di cose, vale decisamente meno che in altri capoluoghi di regione. “Siamo profondamente delusi dalla decisione del Cdi, presa peraltro a un mese dal Natale” continua la Rsu, mentre la dirigenza parla “da un decennio del “modello Fenice”, chi questo modello lo costruisce ogni giorno, oggi viene punito. Punito per aver espresso, in modo legittimo e democratico, un’opinione diversa dalla loro. Punito per un dissenso che non è personale, ma condiviso dal mondo del lavoro che rappresentiamo”.








