VENEZIA - La protesta delle maestranze della Fenice, in agitazione da due mesi per il caso Venezi, non si ferma. Anzi, si scalda, dopo la decisione del Consiglio di indirizzo della Fondazione di sospendere la prima rata del welfare aziendale. «Un atto intimidatorio» hanno ribadito ieri Rsu e segreterie sindacali. E a scaldare ulteriormente gli animi degli orchestrali, ieri c'è stato anche il rifiuto da parte del soprintendente, Nicola Colabianchi, di concedere lo straordinario per un'ora di prova in più, in vista dell'inaugurazione della stagione sinfonica in programma per domani. Clima, insomma, sempre più teso, con nuove iniziative di protesta in arrivo. «Stiamo ragionando su cosa organizzare da qui a Capodanno - riferisce il sindacalista Marco Trentin - tutte le strade sono aperte: manifestazioni, scioperi...». Qualche decisione dovrebbe uscire da un'assemblea convocata per martedì prossimo. Mentre già domani, alla prima della sinfonica, si attende un nuovo volantinaggio.
Tra le ipotesi allo studio, rispetto al welfare sospeso, anche una possibile impugnazione. In ballo ci sono 6-700 euro di bonus per servizi, che ormai da sei anni vengono erogati a tutti i lavorati prima di Natale. La seconda rata, per altri 4/500 euro, arriva prima dell'estate. Nel timore di scioperi che compromettano la tenuta del bilancio, l'ultimo Consiglio di indirizzo aveva deciso di sospendere la prima rata, riservandosi di elargirla eventualmente insieme alla seconda. Una «ritorsione» per la Rsu, stigmatizzata ieri anche dalle segreterie. «Il welfare non era mai stato sospeso - riferisce Trentin - anche nel 2024 quando facemmo tre scioperi». In una lettera indirizzata anche al neo presidente della Regione, Alberto Stefani, e al prefetto, Darco Pellos, la Rsu torna a sottolineare l'importanza di questo premio. «Circa 300 famiglie attendono ogni anno questa boccata di ossigeno», usata per «pagare le rette dell'asilo, la spesa settimanale, l'assicurazione medica, le tasse scolastiche...». «Non abbiamo mai sentito di ritorsioni in altre partecipate dopo uno o più scioperi». E ancora: «quando scioperiamo esercitiamo un nostro diritto: non possiamo smettere di pensare con la nostra testa».







