Una riflessione su un trauma che “annienta in modo duraturo il senso di Sé”: lo stupro è l’unico crimine per cui le vittime si trovano nella condizione assurda di dover spiegare che non volevano subirlo

di Brunella Gasperini

4 minuti di lettura

Lo stupro è un crimine violento, un atto distruttivo che attacca brutalmente il Sé profondo, l’assetto fisico, psicologico, cognitivo, emotivo. Scardina la sessualità, scuote e segna per tutta la vita. Anche abuso e molestia sono traumi spaventosi, soprattutto se avvengono tra le mura domestiche, e le statistiche, purtroppo, dicono che sono i casi più diffusi.

È l’intimità del resto il posto più violento per noi donne. Il nemico è in casa, negli ambienti familiari. È il conoscente piuttosto che l’estraneo, l’amico invece dello straniero. La maggior parte delle violenze sessuali avviene tra persone che si conoscono, coinvolte in un qualche tipo di relazione. Lo dicono i dati. Secondo l'Istat, circa il 31,5 per cento delle donne italiane tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. In oltre tre quarti dei casi di stupro, l'autore è una persona conosciuta: nel 62,7 per cento dei casi si tratta infatti del partner attuale o precedente. I dati 2023 del Tribunale di Milano, ad esempio, riferiscono che il 92 per cento degli imputati coinvolti in condanne e procedimenti penali per violenza sessuale sono di genere maschile. Gli aggressori nella quasi totalità sono quindi uomini che non sono compromessi dal punto di vista intellettivo, non soddisfano i criteri diagnostici clinici di sociopatici o di devianti sessuali. E salutano educatamente i vicini ogni giorno.