Sono passati quasi 33 anni da quel 16 gennaio 1993. Simona Deiana, allora non ancora ventenne, è in auto appartata con il suo fidanzato. Poi l'angoscia per quelle tre sagome nel buio, armate di fucile. Li portano via entrambi ma lei lo sente, capisce: vogliono lei. "Ho pensato che non c'era via d'uscita, ho pensato a come limitare i danni ed evitare al mio compagno la visione della violenza su di me, così sono scesa a patti: 'fate quello che volete, ma alle mie condizioni. Non voglio che lui assista, non voglio essere malmenata e non voglio restare incinta". La cagliaritana, oggi 52enne, racconta la sua terribile esperienza di sopravvissuta a uno stupro di gruppo, nell'Aula del Consiglio regionale della Sardegna, davanti a una platea di studenti dell'istituto Tecnico Lorenzo Mossa di Oristano, del liceo artistico Foiso Fois di Cagliari e dell'istituto Istruzione Superiore Volta Brau di Nuoro.

E' la sua testimonianza durante l'iniziativa organizzata dal Consiglio regionale in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne: nell'emiciclo del palazzo di via Roma - illuminato di rosso - c'è un "posto occupato" per rappresentare simbolicamente le donne vittime della violenza maschile che hanno lasciato un vuoto nella vita di tutti i giorni. Iniziativa promossa dal Difensore civico regionale Marco Enrico, che nel suo intervento ha sottolineato la necessità di un "corale impegno non solo legislativo, ma soprattutto di carattere culturale e simbolico" contro la violenza.