Le avrebbe consigliato di separarsi, poi le avrebbe detto di tornare più tardi: alla fine il risultato, secondo l'accusa, è stato che una donna che voleva denunciare il marito non ha potuto farlo, se non il giorno dopo, in un altro posto.

Un anno dopo la stessa donna, Gabriela Trandafir, è diventata una vittima di femminicidio, insieme alla figlia Renata.

Il coniuge che le prese a fucilate, Salvatore Montefusco, è stato nel frattempo condannato all'ergastolo in appello e il carabiniere della stazione del paese che non raccolse la prima querela adesso andrà a sua volta a processo, per omissione o rifiuto di atti di ufficio. Il sottufficiale si difenderà direttamente a dibattimento perché il Gip ha accolto la richiesta del suo difensore di saltare l'udienza preliminare, in calendario in mattinata, e ha disposto il giudizio immediato. Gabriela e Renata Trandafir vennero assassinata il 13 ottobre 2022 a Cavazzona di Castelfranco Emilia (Modena). I fatti contestati al carabiniere risalgono al 13 luglio 2021 e l'imputato deve rispondere anche di non aver proceduto nei termini stabiliti alle indagini richieste dalla Procura, quando la querela contro il coniuge venne effettivamente presentata, il giorno dopo, in un'altra caserma. In sostanza la Procura contesta al militare di aver prima tentato di convincere la donna a fare solo la causa civile di separazione e poi, a fronte della sua insistenza e nonostante la paura che il marito potesse fare del male a lei e ai figli, le disse di non poter ricevere la querela in quel momento e di tornare nel pomeriggio.