«Non mi sono mai prostituita, è lui che ormai era diventato gelosissimo e mi controllava sempre». E ancora, «lo stesso giorno che mi ha aggredito, mi aveva portato in macchina in una zona isolata, ho avuto paura e lo ho assecondato perché temevo per la mia vita».
Con il passare dei giorni, la donna di 44 anni caduta dal balcone nella sua casa di Ventimiglia mentre cercava di fuggire al marito che l’ha ferita con forbici e coltello, riprende forze. Ha subìto un intervento chirurgico, ha parlato con gli inquirenti e con la sua legale. E nel frattempo, ha ricostruito i fatti in maniera diametralmente opposta rispetto all’uomo, un 65enne adesso in carcere.
Finito dietro le sbarre non per femminicidio, come chiedeva la Procura guidata da Alberto Lari, ma per omicidio: «L’indagato ha riferito agli operatori della polizia giudiziaria di aver aggredito la moglie poiché aveva scoperto che quest’ultima si prostituiva», le parole del gip Massimiliamo Botti. Secondo il quale «al momento non risulta in alcun modo che la lite da cui è scaturita l’aggressione fosse determinata dall’odio discriminatorio nei confronti della moglie o da un’ossessiva volontà di controllo o dominio».
E invece le parole della donna vanno esattamente in quella direzione. Parole finite subito al vaglio della Procura la quale - a quanto filtra - almeno per il momento non avrebbe trovato elementi che possano smentire quanto raccontato dalla vittima. Anche se sarà decisiva l’estrazione forense dei dati contenuti negli apparecchi elettronici sequestrati dalla polizia.






