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13 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 12:50

Rimane in carcere il 65enne che l’8 gennaio scorso a Ventimiglia ha ferito al viso e alle mani con delle forbici la moglie 44enne. La donna, per sfuggire all’aggressione, ha cercato anche di calarsi dal balcone cadendo giù dal terrazzo. Ma il reato contestato non è più quello di tentato femminicidio. Per il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Imperia Massimiliano Botti, il fatto che l’uomo abbia aggredito la moglie colpendola a forbiciate perché “aveva scoperto che si prostituiva“, è sufficiente a derubricare il reato a tentato omicidio.

“L’indagato ha riferito agli operatori della polizia giudiziaria di aver aggredito la moglie poiché aveva scoperto che quest’ultima si prostituiva. Al momento non risulta in alcun modo che la lite da cui è scaturita l’aggressione fosse determinata dall’odio discriminatorio nei confronti della moglie o da un’ossessiva volontà di controllo o dominio” si legge nell’ordinanza come riporta La Stampa. Il gip ha così deciso di derubricare il reato, convalidando comunque l’arresto. Per il magistrato il sessantacinquenne non avrebbe agito per odio discriminatorio nei confronti della donna. Per questo – sempre secondo il giudice – non si tratterebbe di tentato femminicidio: “Appare dubbio – scrive il gip – che l’esercizio della prostituzione da parte della vittima costituisca espressione di una libertà individuale, tenuto conto che in costanza del rapporto matrimoniale i coniugi sono tenuti ad obblighi di rispetto e fedeltà reciproci”. Non c’è, dunque, “odio o discriminazione o prevaricazione o atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali”, come recita la norma che regola il femminicidio. Reato che invece era stato contestato dalla pm Antonella Politi.