Sarà giudizio immediato, il 20 gennaio, per il luogotenente dei carabinieri accusato di rifiuto o omissione di atti d'ufficio, per non aver raccolto la denuncia di una donna, Gabriela Trandafir che poi, un anno dopo, venne uccisa dal marito, Salvatore Montefusco, che ammazzò anche la figlia di lei, Renata. L'udienza preliminare era fissata per la mattinata e il Gip del tribunale di Modena Barbara Malavasi ha accolto la richiesta del militare imputato, difeso dall'avvocato Cosimo Zaccaria, di andare direttamente a processo.
Gabriela Trandafir il 13 ottobre 2022 venne assassinata a fucilate da Montefusco, insieme alla figlia Renata, nella loro casa a Cavazzona di Castelfranco Emilia (Modena). L'uomo di recente è stato condannato all'ergastolo in appello, con la Corte che ha riformato la condanna a 30 anni del primo grado: una prima sentenza che suscitò molte polemiche perché i giudici parlarono di “blackout emozionale” e di un uomo “spinto da motivi umanamente comprensibili”. Attenuanti che furono cancellate in secondo grado.
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20 Febbraio 2025
Il carabiniere, oltre che per non aver preso la denuncia, il 13 luglio 2021, deve rispondere anche per non aver proceduto nei termini stabiliti alle indagini richieste dalla Procura, quando la querela venne effettivamente presentata, il giorno dopo, in un'altra caserma. "La famiglia di Gabriela e Renata Trandafir non ha sporto alcuna denuncia contro il carabiniere. E' un procedimento nato su esclusivo impulso della Procura di cui condividiamo gli intenti, pur non essendo forza motrice", dice l'avvocato Barbara Iannuccelli che assiste i parenti delle vittime, i quali avevano ricevuto la citazione per l'udienza preliminare, come persone offese.






