NAPOLI. Fare meglio della sua prima candidatura alla presidenza della Campania non era difficile. Nel 2010 Roberto Fico aveva già corso con il simbolo dell'ancora semisconosciuto Movimento 5 stelle: prese 36mila voti, l'1,35%, nella sfida vinta da Stefano Caldoro su Vincenzo De Luca. All'epoca i grillini, definizione che al neogovernatore resta cucita addosso, erano un oggetto misterioso della politica italiana: mancavano ancora tre anni alla loro irruzione in Parlamento.
Campania, il cinquestelle Fico e l’ammucchiata con le reti locali di potere
Fico, napoletano di Posillipo, già da qualche anno aveva fondato il primo meet up "Amici di Beppe Grillo" sotto al Vesuvio e aveva iniziato la battaglia in difesa dell'acqua pubblica. Lui stesso, durante questa campagna elettorale, ha ricordato quella foto scattata nel 2005 accanto alla fontana di Piazza Trieste e Trento a Napoli, con un cartello sul quale c’era scritto “l’acqua di questa fontana deve rimanere pubblica”. Lavori dichiarati in quel periodo: impiegato in un call center, manager in un hotel, dirigente per un tour operator. Sono passati vent'anni e, nel frattempo, è stato eletto due volte alla Camera dei Deputati, di cui è stato presidente dal 2018 al 2022. Prendendosi i titoli dei giornali per essere arrivato in autobus a Montecitorio (ma solo per un paio di giorni, poi si era "arreso" a usare l'auto blu con la scorta). In precedenza, anche presidente della commissione di Vigilanza Rai e membro del "direttorio", che per una fase politica ha guidato il Movimento.














