Fin da piccoli ci hanno insegnato che, dopo la morte, se si è in grazia di Dio, “si va in cielo”. L’anima, lasciato il corpo, vola verso un aldilà luminoso. $ una visione dolce e rassicurante ma, a ben guardare, più da filosofia greca che cristiana. Socrate avrebbe detto: «La nostra anima ... appena si allontana dal corpo ... non se ne andrà verso ciò che assomiglia, verso ciò che è invisibile, divino, immortale, intelligente, dove, un volta giunta, le toccherà di essere veramente felice, libera dagli erramenti, dalle stoltezze, dalle paure ... e dagli altri mali umani, passando tutto il resto del tempo con gli dèi?». (Fedone, 80 e 81 a, trad. di G. Reale).

Il teologo inglese Nicholas Thomas Wright- «uno dei più importanti pensatori cristiani contemporanei» per Time Magazine -, che alla Bibbia si è dedicato con il rigore dello storico e la passione del credente, in un suo libro dal titolo eloquente, “Sorpresi dalla speranza” (ed. Claudiana), ribalta il pensiero dei filosofi greci, riportando l'attenzione su una verità dimenticata: la speranza cristiana non è l’immortalità dell’anima, ma la risurrezione dei corpi. Secondo Wright la parola “anima” «si riferisce, non a un’entità spirituale ... ma a ciò che noi chiameremmo l’intera “persona” o “personalità” vista in rapporto con Dio». Una differenza enorme, che cambia tutto. Se la speranza è la risurrezione, allora la salvezza passa perla trasformazione di questo mondo, non per il suo abbandono. Non si tratta di fuggire dal mondo, ma di vederlo rinascere come “nuovo mondo”. Il cristiano non è un alieno in attesa di essere teletrasportato in cielo, ma uno che spera in un futuro migliore sulla terra. Ogni gesto di giustizia, ogni atto di bellezza, ogni scelta di verità - dice Wright - è una piccola anticipazione della vita futura, di quei “nuovi cieli e nuova terra” evocati dalla Bibbia. Sembra idealismo, ma è tutt’altro: è realismo evangelico, la visione più concreta che ci sia. Ricorda che il mondo attuale, pur ferito e malato, non è destinato alla fine per sempre.