Il viaggio nella ricerca di sé non è un mettersi la strada tra i piedi ma - oltre la metafora - una discesa agli Inferi o un’ascesa ai Cieli. Come il profeta Muhammad del Buraq, il destriero alato, come dopo fece Dante in punto di poesia, ed è quell’incamminarsi nell’Aldilà degli uomini e delle donne - tutti mortali - domiciliati tra terra e cielo, all’ascolto dei divini.
Il fuoco e la forma nel gran mare dell’Essere. Come l’Isra, dunque, la discesa agli inferi e il “Miraj”, l’ascensione al cielo di Muhammad - così è il viaggio di Dante. Dell’avventura dantesca nel mondo dei morti - ed è questione aperta il rapporto del sommo poeta con fonti spagnole e arabe – si fa letteratura in questo studio di Tommaso Priviero, davvero importante: Fuoco e forma, Jung, Dante e il Libro rosso, edito da Moretti & Vitali (18,00 euro). Carl Gustav Jung legge Dante fin da giovane. Lo rivela il testo in tedesco ricevuto in regalo da una zia che presenta annotazioni e acerbe sottolineature. Continua a leggerlo da studente di medicina a Basilea, mentre partecipa alle sedute spiritiche organizzate da una cugina. Del resto, il grande poeta russo Osip Mandel’stam, perseguitato dallo stalinismo, portava con sé nei suoi frequenti e forzati spostamenti, qualche indumento, un chilo di pane e tutte le opere di Dante.







