“Sono quasi morto a vent’anni. Da allora non sono mai tornato del tutto indietro”. Sal Sparace lo dice senza cercare effetti speciali, come chi ha passato quarant’anni a convivere con una ferita nello spirito mai rimarginata. Oggi vive a Londra, lavora da decenni ai livelli più alti della televisione britannica, è producer e direttore tecnico per grandi produzioni internazionali. Ma la sua storia comincia molto prima, a Napoli, in una notte di stanchezza estrema, quando dopo quattro giorni senza dormire ebbe quella che lui definisce “un’uscita dal corpo” e che la letteratura scientifica chiama NDE (Near Death Experience): esperienza di pre-morte. Le esperienze di pre-morte sono racconti riportati da persone sopravvissute a arresti cardiaci, coma, incidenti, gravi traumi o condizioni di collasso fisiologico. Gli elementi ricorrenti sono noti: la sensazione di uscire dal corpo, la visione della propria vita in sequenza rapidissima, una luce intensa, una percezione di realtà più forte della realtà ordinaria, l’incontro con presenze o voci, un cambiamento profondo del modo di vivere dopo il ritorno. La scienza non le considera più semplici fantasie da liquidare in blocco: le studia, ne registra le costanti, cerca correlati cerebrali. E la storia di Sal Sparace è l’incarnazione vivente di questa iper-lucidità prolungata. Per lui non è facile tornare indietro a quel giorno in cui la sua vita è cambiata per sempre. Ci colleghiamo in videochiamata mentre si trova a Londra, alle sue spalle troneggiano sofisticate apparecchiature tecnologiche di una regia tv. Certezza razionale nella tecnica e convivenza quotidiana e continua con l’irrazionale, sono questi i poli della vita di Sal.