“Andavo avanti, ma senza camminare. E la mia volontà era sufficiente a farmi procedere”, racconta David, mentre Richard gli fa eco: “Pensavo a una velocità pazzesca, tutto sembrava fantastico”. E ancora, John ricorda: “L’impressione di muovermi al rallentatore e di fluttuare mi accompagna ancora, come se la nozione di spazio e tempo si fosse dissolta”. Di esperienze di pre-morte si è occupato Steven Laureys, neurologo di fama mondiale e direttore del Coma Science Group dell’Università di Liegi, in Belgio, nel libro Il confine. Mente, scienza e spirito davanti al mistero della vita oltre la morte (Giunti, 272 pagine, 18,90 euro).
La coscienza, una tavolozza di colori
Scienziato rigoroso, l’autore è tuttavia disponibile ad accogliere la meraviglia e le infinite possibilità dell’ignoto, realizzando una pubblicazione seria e documentata, ma anche visionaria. Pagine che suscitano domande e riflessioni, senza cedere a verità dogmatiche e precostituite. Per spiegare i risultati dei suoi studi, condotti tra reparto e laboratorio, lo specialista comincia dalla coscienza, un fenomeno complesso, graduale e stratificato. Non è solo bianco o nero, ma una tavolozza che contiene tutti i colori, con numerose sfaccettature. Proprio stati di coscienza estremi possono generare condizioni di pre-morte reali, soggettive, uniche, che nulla c’entrano con la morte cerebrale, che è a tutti gli effetti un vero e proprio decesso e come tale irreversibile.







