Per la prima volta un cuore da Atene viene trapiantato a 1600 chilometri di distanza senza mai interrompere il suo battito – non solo nella fase del trasporto ma anche mentre viene impiantato nel ricevente –, presso l’ospedale Molinette di Torino: un’altra frontiera superata nel campo dei trapianti, in tumultuosa evoluzione. E questo, proprio nei giorni in cui ricorre il quarantesimo anniversario del primo trapianto di cuore eseguito in Italia.

Superata la barriera del tempo

È accaduto pochi giorni fa presso il Centro Trapianti di Cuore e di Polmone dell'ospedale Molinette. Il cuore che poi sarebbe stato trapiantato nelle sale operatorie della Cardiochirurgia diretta dal professor Mauro Rinaldi, al quale l’azienda ha appena rinnovato l'incarico, ha ripreso a battere a 1600 chilometri di distanza (quella che separa Torino da Atene, dove si trovava la donatrice) e non è più stato fermato neanche durante il suo impianto nel torace del ricevente, per un totale di 8 ore. Un salto di qualità che permette di superare la barriera del tempo: il cuore è artificialmente perfuso, cioè irrorato, durante tutte le fasi del trapianto senza soffrire per l’ischemia legata alla mancanza di sangue. Premessa: di solito l'organo ha un tempo massimo di ischemia di 4 ore per essere trapiantato.