PADOVA - Per più dieci ore il cuore è rimasto fuori dal corpo. Perfettamente battente, come se fosse nel petto di una persona e stesse facendo le sue funzioni di irrorazione degli organi. In Europa non era mai accaduto e nella fattispecie per tutto questo tempo è rimasto all’interno di una macchina di perfusione ex vivo, nella quale è stato costantemente monitorato. Ha effettuato un lungo viaggio, prima in aereo da Berna a Venezia, e poi in auto dall’aeroporto Marco Polo all’ospedale di Padova, dove è stato trapiantato con successo su un paziente che era in lista d’attesa. Giovedì, infatti, il professor Gino Gerosa, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedale Università patavina, dopo una “maratona durata 18 ore” ha stabilito tre primati in un colpo solo, allungando la lista di quelli conquistati negli ultimi due anni a livello mondiale, continentale e nazionale: oltre appunto al lungo tempo, l’eccezionalità sta anche nel fatto che mai prima un’equipe italiana era andata a recuperare un organo da donatore a cuore fermo fuori dall’Italia, e che al mondo è la prima volta che si procede appena 5 minuti dopo la morte cardiaca senza ricorrere alla somministrazione di una soluzione cardioplegica di supporto. L’uomo che ha ricevuto il cuore è un padovano 50enne che ora sta bene, è in terapia intensiva come da prassi per questo tipo di intervento, ma a breve verrà trasferito in reparto e poi verrà dimesso. A quattro decenni esatti (era il 13 novembre 1985) dal primo trapianto cardiaco portato a termine sempre a Padova dal compianto professor Vincenzo Gallucci, il centro cardiochirurgo del capoluogo del Santo si conferma ancora una volta uno dei più autorevoli e prestigiosi a livello internazionale.