Francesco Micheli, finanziere di rango, ha saputo coltivare le passioni. Musica (è nel board del Premio Paganini di Genova, lo è stato in quello della Scala per trent’anni), arte, vela “che mi ha consentito – ha raccontato a Genova, durante la presentazione del suo libro “Il capitalista riluttante” (Solferino) – di ritrovare l’equilibrio anche nei momenti più difficili”.
Micheli è stato “braccio destro di Eugenio Cefis, sodale e rivale di Enrico Cuccia, a stretto contatto con Carlo De Benedetti e Raul Gardini, commensale di Roberto Calvi, in barca con Gianni Agnelli e Marco Tronchetti, socio dissociato di Armani”, come si legge nel suo libro. E ancora, è stato nel cuore del potere economico italiano per lungo tempo (Bi-Ivest, E-Biscom, Fastweb, Genextra, FinArte).
Finanziere e mecenate
Si diceva delle passioni. Mecenate (Fondazione Teatro alla Scala, Fai, Fondazione per le neuroscienze, presidente del Conservatorio di Milano, ideatore di MiTo), musicista figlio di musicista (Umberto Micheli, modenese, pianista, compositore, docente al Conservatorio), armatore.
Francesco Micheli






