Giorgia Meloni difende gli «sforzi negoziali» di Donald Trump, pur riconoscendo che su alcuni punti sarà necessario un «ulteriore approfondimento». La proposta di pace per l’Ucraina del suo amico americano è la vera protagonista del vertice G20 (forum informale tra i leader delle principali economie del mondo, quest’anno più vago del solito perché il presidente degli Stati Uniti non si è presentato). Colti di sorpresa dalla mossa della Casa Bianca, i leader europei devono decidere cosa fare, possibilmente insieme: se sostenere, e fino a quale punto, quei 28 punti proposti da Washington, oppure mettere sul tavolo un piano alternativo. Con tutti i rischi che ciò comporta. La seconda è l’ipotesi accreditata ieri dal Wall Street Journal: gli europei, scrive la testata statunitense, stanno lavorando a una «controproposta», un piano di pace basato su «condizioni alternative» e «più favorevoli» per Kiev rispetto al piano di Trump, e cercheranno di persuadere il governo di Volodymyr Zelensky a sostenerla. Dovrebbe essere pronta «entro pochi giorni», ma Kiev non ha ancora fatto sapere se vi aderirà.

La missione di Meloni è sempre quella: evitare che l’Occidente si divida e dunque tenere insieme Europa e Stati Uniti. È arrivata ieri a Johannesburg, dove il vertice inizia oggi. Il motto scelto dai sudafricani è «Solidarietà, uguaglianza e sostenibilità», ma è chiaro che gli incontri importanti saranno quelli non ufficiali, che si svolgeranno a margine del G20. Dovrebbe tenersene uno oggi, convocato d’urgenza, tra la premier italiana, il francese Emmanuel Macron, l’inglese Keir Starmer e il tedesco Friedrich Merz, proprio per discutere della proposta di Trump. Meloni e Merz si sono sentiti ieri al telefono per un primo scambio di opinioni. La valutazione della presidente del consiglio, fanno sapere i suoi uffici, è positiva, in particolare su una parte del piano. Spiegano che «è stato accolto con favore il riferimento a solide garanzie di sicurezza, integrali al più ampio quadro della stabilità europea e transatlantica, in linea con quanto da tempo proposto dall’Italia». Il riferimento è al meccanismo di protezione invocato a suo tempo dal governo italiano. Kiev non potrà aderire all’Alleanza atlantica, il settimo punto del piano di Trump è chiarissimo su questo: «L’Ucraina accetta di sancire nella propria Costituzione che non entrerà nella Nato, e la Nato accetta di includere nei propri statuti una disposizione secondo cui l’Ucraina non sarà ammessa in futuro». Però, come hanno riportato il quotidiano inglese The Telegraph e altri media, nelle garanzie presentate a Zelensky si legge anche che «gli Stati Uniti confermano che un attacco armato significativo, deliberato e prolungato da parte della Federazione Russa oltre la linea di cessate il fuoco concordata, sul territorio dell’Ucraina, sarà considerato un attacco che minaccia la pace e la sicurezza della comunità transatlantica». In tal caso, il presidente degli Stati Uniti, dopo essersi consultato con l’Ucraina, la Nato e i partner europei, «determinerà le misure necessarie per ristabilire la sicurezza». Queste potranno includere «l’uso della forza armata» e ogni altro passo «ritenuto appropriato».