Quando a Johannesburg sta tramontando il sole e a Washington è l'alba Giorgia Meloni, assieme al finlandese Alexander Stubb, sente al telefono Donald Trump.
"Da parte sua ho trovato disponibilità" a emendare il piano di pace per l'Ucraina, spiega la premier rimarcando che non è il caso di lavorare su "una totale controproposta" perché "la base della discussione" devono essere i 28 punti delineati dal presidente Usa, "alcuni" da rivedere, "come quelli sui territori, sul finanziamento della ricostruzione o sull'esercito ucraino", e altri "molto positivi, come le garanzie di sicurezza". "È una prova di maturità per l'Europa - insiste -, per mostrare che può fare la differenza con proposte che possano far fare passi avanti".
Nel frattempo Meloni si attiva per un altro obiettivo, un cessate il fuoco temporaneo di Mosca sulle infrastrutture strategiche e civili. Ne parla con Trump e anche con il turco Recep Tayyip Erdogan (interlocutore "strategico, con un approccio positivo sul piano"), che a sua volta nelle prossime ore sentirà il presidente americano e Vladimir Putin. "Anche i russi devono dare un segnale concreto di voler arrivare alla pace", sottolinea la presidente del Consiglio facendo con i giornalisti un bilancio della due giorni di G20 a Johannesburg, completamente monopolizzata dalle discussioni sull'Ucraina. E così rischia di essere anche per il vertice Ue-Unione africana in Angola, con i 27 convocati per una riunione d'urgenza.










