"Per oggi è andata bene".

Si respira soddisfazione mista a sollievo a Palazzo Chigi dopo la triangolazione di call tra i leader europei, Donald Trump e Volodymyr Zelensky per cercare quella "identità di intenti" tra le due sponde dell'Atlantico che sempre predica Giorgia Meloni e che la premier constata in una lunga nota con cui plaude gli "sforzi" del presidente americano e la "serietà" di quello ucraino. E in cui non nasconde lo scetticismo che permane nel Vecchio continente sulle reali intenzioni di Vladimir Putin.

L'Occidente "sta dimostrando capacità di dialogo" di fronte "a una sfida fondamentale per la sicurezza e la difesa del diritto internazionale", è il pensiero espresso ai tavoli dalla presidente del Consiglio. E ora, dopo che Zelensky ha ampiamente dimostrato "serietà nella ricerca di una soluzione diplomatica", si vedrà in Alaska "l'atteggiamento della Russia che finora non ha inteso fare alcun significativo passo in avanti".

Alla vigilia del giro di consultazioni, il timore più grande era in realtà che non si riuscisse a trovare un allineamento tra Usa e Ue. E si sono lette in controluce tutte le dichiarazioni pubbliche - e quelle fatte nell'ora di confronto in videocollegamento - con Trump. Il cessate il fuoco come precondizione, il pieno coinvolgimento degli ucraini in qualsiasi ipotesi di trattativa, soprattutto sul destino dei territori oggetto di quella che per gli europei rimane "l'aggressione di Mosca", e le garanzie di sicurezza per Kiev erano tutti passaggi "non scontati", osservano alti in grado del governo.