Nervi tesi e ribaltamenti della realtà. Quando si parla di Giovanni Falcone e riforma della giustizia, le toghe si agitano inevitabilmente. La prova arriva da un vivacissimo confronto tra il procuratore della Repubblica di Bari, Roberto Rossi, e il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, sul referendum che confermerà o boccerà in primavera la separazione delle carriere dei magistrati.

Durante un forum per i 25 anni di Repubblica Bari, Sisto ha difeso la riforma evidenziando che "non è contro la magistratura, non è una riforma politica, è una riforma positiva che protegge il cittadino con un giudice terzo e imparziale che dà sicurezza". Per Rossi, invece, "questa norma serve - e lo dico riprendendo una intervista di Nordio - a 'far recuperare alla politica il suo primato costituzionale'" e a "'far recuperare alla politica quello spazio colmato dalla magistratura". Fin qui, verrebbe da dire, un confronto deciso ma urbano nel merito della questione.

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I toni però si alzano a livelli pericolosi quando Sisto dice che "ci sono tanti magistrati che sono venuti da me a dire andate avanti", parole a cui Rossi ha replicato dicendo che "sono fesserie". Sisto a questo punto ha detto che "se vuoi ti posso dire che Falcone era d'accordo con la riforma e tu dirai che non è vero". Il riferimento, peraltro, è al procuratore di Napoli Nicola Gratteri che qualche giorno fa aveva letto in tv una intervista mai avvenuta a Giovanni Falcone in cui il magistrato anti-mafia avrebbe espresso la sua avversione alla separazione delle carriere. Ne era nato un polverone in cui Gratteri si era difeso sostenendo che quella intervista gli fosse stata fatta arrivare "da una fonte autorevole", senza aggiungere ulteriori dettagli né chiedere scusa per quella che, a tutti gli effetti, è stata una fake news. Il nome di Falcone, insomma, è stato utilizzato strumentalmente e scorrettamente dal fronte del "no" al referendum, che però ora pare rovesciare la frittata.