Raramente Lars von Trier non fa notizia. È accaduto sempre, a partire dal suo primo film (The Element of Crime, nell’‘84) e ancora di più, con forza, dopo la promulgazione nel ’95 del suo Dogma, la regola, il voto di castità di un nuovo cinema europeo riportato alla verità, spogliato degli artifici, tagliente come un coltello.

Al regista danese – com’è noto – è stato diagnosticato il morbo di Parkinson, ma la buona notizia che arriva dal Festival del Cinema Europeo è che nonostante questo e pur non potendosi dedicare più tutto il giorno come un tempo, il geniale regista danese sta lavorando al suo nuovo film: si intitolerà After.

Non solo, si dedica anche a un progetto monumentale, una sorta di enciclopedia del cinema e dell’arte, in 100 episodi, «in cui metterà a disposizione tutto il bagaglio di conoscenze e prospettive accumulate in anni di lavoro, con materiali d’archivio e molto altro, offrendo una comprensione profonda e autentica del suo universo creativo».

A raccontare tutto questo è la sua produttrice Louise Vesth (Zentropa) ospite della rassegna diretta da Alberto La Monica, che in questi giorni omaggia la sua cinematografia con una retrospettiva e con il conferimento di un Ulivo d’oro, che von Trier non verrà a ritirare, ma che sta già tra le sue mani.