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16 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:54
I difensori della privacy già si preparavano a celebrare il funerale di Chat control, il regolamento proposto dalla Commissione europea per sorvegliare tutti i messaggi in chat di 450 milioni di cittadini europei. Invece il “Grande fratello” è risorto più minaccioso di prima nel nuovo testo firmato dalla Danimarca, presidente di turno del Consiglio europeo. La scansione automatica dell’algoritmo investirà non solo i link, le foto e i video, ma anche le parole e i testi.
Lo scopo è combattere la piaga della pedofilia online in vertiginoso aumento. Tecnicamente la proposta di chiama Csar, Child sexual abuse regulation. Ma l’effetto collaterale è la “sorveglianza di massa” – per citare letteralmente il Parlamento Ue – e la morte della privacy digitale. Di più: il controllo dei testi apre la possibilità di equivoci drammatici e infondate accuse di pedofilia. “Nessuna intelligenza artificiale può distinguere in modo affidabile tra un flirt, il sarcasmo e un ‘adescamento’ criminale”, ha commentato Patrick Breyer, giurista ed ex europarlamentare tedesco. “Immaginate che il vostro telefono controlli ogni conversazione con il vostro partner, vostra figlia, il vostro terapeuta e la trasmetta solo perché da qualche parte compare la parola ‘amore’ o ‘incontro’ – prosegue Breyer – Questa non è protezione dei minori, è una caccia alle streghe digitale. Il risultato sarà un’ondata di falsi positivi, che metterà cittadini innocenti sotto il sospetto generale ed esporrà masse di chat e foto private, persino intime, a sconosciuti”. Dello stesso tenore le preoccupazioni dell’europarlamentare 5 stelle Gaetano Pedullà. Secondo il giornalista, il controllo dei testi “potrebbe portare a un’enorme quantità di false accuse”.








