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15 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 9:44

Per Enrico Pazzali è semplicemente questione di semantica, per la Procura e per il co-indagato Samuele Calamucci invece alcune frasi intercettate o tratte dalle analisi delle chat indicano una chiara consapevolezza dell’ex presidente della Fondazione Fiera Milano dell’utilizzo dei dati riservati del Viminale da parte della squadretta di Equalize. Del resto sono tanti e diversi i buchi o le spiegazioni ritenute inverosimili dai pm che l’ex manager pubblico mette a verbale durante dieci ore di confronto serrato con Calamucci. Entrambi sono indagati per associazione a delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistemi informatici. Dai “report impropri” alle “fonti chiuse” e “informazioni manipolate”, dalle decine di dossier “alla cortese attenzione del dottor Pazzali” fino al tracciamento dei cellulari, l’esfiltrazione delle chat e la volontà di Pazzali non solo di ricevere i report cartacei ma anche di “ripulire i telefoni”. Li vedremo.

Sopra tutto però resta un dato inedito: Pazzali non è certo il solo destinatario finale di quei report ritenuti illeciti. Perché se Calamucci e l’ex poliziotto Carmine Gallo in fondo giocavano a centrocampo recuperando dati e istruendo report, Pazzali spesso faceva da cerniera tra il team di via Pattari e il destinatario di quei dossier. Uno scenario ancora tutto da esplorare, ma dal quale, al netto di un risiko impressionante di studi legali tra i più noti al mondo, salta fuori ad esempio il nome di Attilio Fontana, il quale, evidentemente ben consapevole dell’attività di dossieraggio dell’amico come metterà a verbale l’ex ad di Trenord Giuseppe Biesuz, chiede un accertamento su un soggetto che ha incontrato. Come il governatore, ad oggi non indagato, bussa alla porta di Pazzali anche Fiorenzo Tagliabue, esponente di rilievo di Comunione e liberazione, nonché lobbista di punta con la sua società di comunicazione. Chi chiede di dossierare? Il manager Fabrizio Candoni, tra i fondatori di Confindustria Russia il quale nel 2019 in una intervista al Corriere spiegò che al famoso incontro all’hotel Metropol di Mosca per gestire la presunta maxi tangente da girare alla Lega doveva andare anche Matteo Salvini, lui sconsigliò il leader del Carroccio di presentarsi al tavolo con il fedelissimo Gianluca Savoini e l’avvocato Gianluca Meranda. Tre anni dopo, nel 2022, Tagliabue scrive a Pazzali: “Enrico avrei bisogno di info su questo signore, a chi mi rivolgo dei tuoi?”. Quindi gira il link dell’intervista di Candoni. Poche ore dopo, Carmine Gallo già invia il report a Pazzali che lo inoltra all’amico Tagliabue scrivendo: “Riservato non divulgabile”. Anche perché su Candoni furono fatti accessi al database del Viminale. E in fondo si torna sempre lì: all’accesso abusivo al database riservato del ministero dell’Interno. Attività illegale di cui Pazzali nega di aver mai saputo.