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13 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 15:56

Non solo quella valanga di dati riservati acquisiti in modo illecito dal database del Viminale. L’ex presidente della Fondazione Fiera di Milano, Enrico Pazzali, oltre alla squadretta di Equalize, aveva altre fonti eccellenti dalle quali acquisire informazioni sensibili come i precedenti penali e anche le dinamiche interne a grandi società. Lo afferma in modo molto chiaro l’hacker Samuele Calamucci, difeso dagli avvocati Antonella Augimeri a Paolo Simonetti, nel suo interrogatorio dell’11 settembre scorso. Il verbale in parte omissato è stato depositato dal pm Francesco De Tommasi assieme a parte delle copie forensi sui dispositivi elettronici. Il dato, sul quale sono in corso verifiche, è di grande rilevanza perché aprirebbe scenari fino ad ora inesplorati.

E così a pagina 43 Calamucci svela: “In alcune occasioni era lo stesso Pazzali a informarci informazioni riservate”. A parte la ripetizione nella frase, il senso appare chiaro, tanto che il pm esclama: “Ah, a passarvi informazioni riservate”. Calamucci così inizia nel suo racconto inedito: “Ad esempio un incarico ricevuto da Luca Cavicchi (…). Era un’azienda del Regno Unito che dava un incarico. Una due-diligence. Che consisteva nel reperire informazioni reputazionali su due dirigenti di Bip Consulting (non indagata e anzi nel ruolo di vittima, ndr), famosa società di consulenza che ha un grande appalto con la Regione Lombardia. Pazzali ci consegnò i dati riservati su alcuni dirigenti di questa società, le prove di questo si trovano in una riunione svolta tra me, Pazzali e Carmine Gallo”.