“Mio figlio mi ha chiesto cosa significa consenso e io… non sapevo rispondere”. È una frase che molti genitori pronuncerebbero. Dietro c’è il desiderio di fare bene, la paura di dire troppo, la convinzione di poter proteggere i figli lasciando fuori certe parole. Ma l’infanzia di oggi non è un giardino chiuso: il mondo ci entra dentro ogni giorno, attraverso gli schermi, i video, i commenti dei compagni, i social, le pubblicità. Ed è un mondo che parla di corpi, di emozioni, di desideri anche quando noi adulti preferiremmo tacere.

La scuola dovrebbe parlare anche di identità e orientamento sessuale

Lo studio

Il recente dibattito sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole lo dimostra bene. Il Governo ha appena modificato il disegno di legge sul “consenso informato”: il divieto assoluto è stato rimosso per le scuole medie, ma con una condizione precisa ogni attività dovrà essere autorizzata dai genitori e comunicata in anticipo nei contenuti e nei relatori. Rimane invece il divieto per la primaria e l’infanzia.

È un passo piccolo, ma importante. Segno che il tema non può più essere ignorato, anche se continua a far paura. Eppure, mentre la politica discute, i ragazzi aspettano. Un’indagine pubblicata su Repubblica ha raccolto la voce di oltre 15.000 giovani tra gli 11 e i 24 anni: 9 su 10 chiedono percorsi di educazione sessuale e affettiva nella scuola. E anche l’80% dei genitori si dice favorevole.