La Lega ha ritirato la proposta di vietare l’educazione sessuale e affettiva alle medie, dopo le proteste di insegnanti, genitori e associazioni. Ma in Italia parlare di corpi, emozioni e rispetto a scuola resta un tabù. Nel libro Senza legge (Tlon), curato da Celeste Costantino, Giulia Minoli e Monica Pasquino, le autrici spiegano perché l’educazione sessuo-affettiva è una questione politica e civile.

Monica Pasquino, perché partire da qui?

«Senza legge nasce dalla constatazione che in Italia manca ancora una normativa capace di garantire in modo equo e strutturato il diritto all’educazione sessuo-affettiva. È un vuoto che pesa. La scuola dovrebbe offrire strumenti per affrontare con consapevolezza emozioni, relazioni e per prevenire le violenze di genere e ogni forma di bullismo».

Ma non tutti sono d’accordo.

«Oggi il tema fa discutere perché mette in gioco questioni profonde: la libertà delle nuove generazioni, il modo in cui immaginiamo la sessualità e i rapporti di genere, il coraggio di nominare tabù che attraversano la società. Ma nello stesso tempo abbiamo sotto gli occhi un dato evidente: l’adolescenza è sempre più segnata da fragilità emotive, malessere psicologico, isolamento relazionale, dipendenza dal mondo virtuale e violenze di genere. Proprio per questo servono percorsi educativi che offrano spazi di discussione e riconoscimento».