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In questi giorni il governo britannico dei Laburisti si è creato da solo un grosso problema che poteva risparmiarsi, dato che ne ha già molti altri. Si è trovato a dover smentire sia il contenuto di una soffiata che molto probabilmente aveva fatto ai media, sia di avergliela fatta arrivare. L’obiettivo era consolidare la leadership del primo ministro Keir Starmer, screditando i suoi avversari interni: è successo il contrario.

I media britannici hanno definito il caso «la guerra del briefing», per la sua origine. Martedì un gruppo di giornalisti ha ricevuto un’imbeccata, in gergo un brief, secondo cui il ministro della Salute Wes Streeting stava organizzando un piano per sostituire Starmer come leader dei Laburisti, ma Starmer l’avrebbe impedito. Non si sa da chi sia arrivata: le fonti sono rimaste anonime e i media hanno usato la formula «Starmer’s allies», con cui di solito si riferiscono ai fedelissimi di Starmer, che siano funzionari, consiglieri o parlamentari.

La voce era trapelata poco prima di un giro di interviste in tv di Streeting, già previsto. Sulla carta poteva finire lì, ma il caso ha sconcertato vari parlamentari Laburisti. Streeting ha parlato di un clima tossico e Starmer, anche se ha promesso un’indagine interna, è apparso come un leader ansioso di sedare il dissenso interno.